L’esperienza di Sofia Spinoglio negli Stati Uniti

Sofia Spinoglio di 5A TURISMO, ha trascorso lo scorso semestre in Oregon all’interno di una esperienza di mobilità studentesca.

Una esperienza importante di cui condividiamo con piacere il suo diario di bordo che apre una finestra utile anche a noi!

Grazie Sofia!

 

 

 

 

 

 

 

 

DIARIO DI BORDO – pagina 1 – un mese dopo l’arrivo

NOME, COGNOME: Sofia Spinoglio
LUOGO : Harrisburg, Oregon, USA.  Realtà rurale, 3,567 abitanti.
SCUOLA FREQUENTATA: Harrisburg High School. Le mie materie sono: Algebra, World Literature, Scultura, Governo Americano, Aerobica, Yearbook, Arte.

 Il mio orario di scuola è dalle 8.00 alle 15.40 dal lunedì al giovedì

FAMIGLIA – numero dei membri della famiglia – 2. Mamma ospitante e ragazza brasiliana.
DATA  14 Febbraio 2018

 

Ti chiediamo di riflettere su questi aspetti/parole chiave: sensazioni, emozioni, stereotipi, pregiudizi, differenze, superamenti delle difficoltà/conflitti e soluzioni, rapporti con coetanei e con adulti, diversità culturale
Riflessioni personali su luogo – spazio – società . In generale con la mia famiglia ospitante mi trovo bene, ma ci sono dei problemi con la mamma ospitante dal momento che da quando sono arrivata qui  non mi ha mai portato da nessuna parte, se non a casa della nonna… non mi ha mai fatto vedere nulla qui in Oregon, e di cose da fare/ vedere ce ne sono tante…

Con la ragazza brasiliana invece, mi trovo benissimo, abbiamo legato tanto, ormai ci consideriamo come sorelle e mi ha aiutato moltissimo all’inizio della mia esperienza quando ancora non conoscevo niente e nessuno.

Per quanto riguarda la scuola invece, è completamente diversa in tutto e per tutto da quella italiana, ma mi piace molto. Le materie che faccio vere e proprie che richiedono studio sono solo tre, ma sono le classi di livello avanzato e sono molto difficili, anche dal momento che sono in inglese e non in italiano. Ho compiti tutti i giorni in ciascuna classe e test ogni settimana.

Qui ho diversi amici, anche se non è stato per nulla facile all’inizio e a volte non lo è tuttora. In generale qui le persone, soprattutto gli adulti, sono molto gentili, amichevoli e disposti ad aiutarti.

Descrizione di difficoltà/criticità incontrate- Quali strategie pensi di adottare per la soluzione?

Fortunatamente non ho incontrato molte difficoltà. All’inizio è stato un po’ difficile perché sentivo molto la mancanza di casa, amici e famiglia, ma poi tutto si è risolto. Adesso mancano quattro mesi alla fine della mia esperienza, e nonostante mi manchi un po’ l’Italia, non voglio più tornare..

Un altro problema è che la mia mamma ospitante non mi ha mai portato da nessuna parte, nei weekend non facciamo mai niente, e comunque fare questa esperienza non significa solamente andare a scuola e vivere in un’altra famiglia, ma anche vedere posti nuovi, fare nuove esperienze, e io di tutto ciò, non ho mai fatto nulla, se non andare a New York, ma non con la mia famiglia, ma in una gita con la mia agenzia americana.

Descrizione di qualcosa che ti ha particolarmente sorpreso in positivo e che non ti aspettavi

Una cosa positiva e che non mi aspettavo è il rapporto che c’è a scuola tra gli studenti e i professori. È un rapporto completamente diverso dall’Italia, che sinceramente preferisco. È informale ma non troppo, gli studenti e i professori si trattano a vicenda quasi come degli amici, ma ovviamente senza mancare di rispetto, perché comunque si sta parlando sempre di professori. Un’altra cosa che mi ha sorpreso molto è che qui tutti si vestono come vogliono, nessuno giudica nessuno. Puoi uscire e andare a scuola in pigiama, in ciabatte o con il vestito e i tacchi, e nessuno ci fa caso. In Italia invece, tutti seguono la moda e non appena fai qualcosa di diverso dal solito, tutti sono lì pronti a commentare e giudicare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIARIO DI BORDO – pagina 2 –quattro mesi dopo l’arrivo

NOME, COGNOME Sofia Spinoglio
LUOGO e DATA Harrisburg, Oregon, USA, 10 Aprile  2018

 

Ti chiediamo di riflettere su questi aspetti/parole chiave: sensazioni, emozioni, stereotipi, pregiudizi, differenze, superamenti delle difficoltà/conflitti e soluzioni, rapporti con coetanei e con adulti, diversità culturale
Riflessioni personali su luogo – spazio – società

Il luogo in cui mi trovo è un piccolo paesino di circa 3000 abitanti, diverso in tutto e per tutto da quello in cui ho sempre vissuto.  Le strade, i quartieri sono i classici americani, quelli che si vedono sempre alla televisione. Anche la scuola è uguale ai film, la mia è solo un po’ più piccola, date anche le dimensioni del  mio paese, ma nonostante ciò rispecchia la tipica scuola americana. Ci sono molti campi per i vari sport, la palestra è enorme, bellissima, al suo interno vi è una sala pesi dove gli studenti si possono allenare, c’è la classica mensa, con i tavoli e tanti armadietti colorati. Ogni scuola ha i suoi colori e le mascotte che vengono rappresentati in ogni aula della scuola. Ogni professore ha la sua classe e sono gli studenti a cambiare aula ogni ora. Vi è la possibilità di partecipare a numerosi club e attività sportive e non.

Gli americani sono molto patriottici, ogni aula a scuola, ogni casa, ogni locale/edificio ha una bandiera americana appesa. Una cosa che ho notato è che gli americani sono molto ignoranti per quanto riguarda la conoscenza del mondo al di fuori degli Stati Uniti, e a volte anche al di fuori del loro Stato. Diverse volte è capitato di sentirmi dire che l’Italia si trova in Francia, che la capitale dell’Italia è Parigi o la Francia stessa o addirittura domande dove mi è stato chiesto se in Italia c’erano le macchine, se c’era l’acqua, che lingua parlavamo  e potrei continuare così per ore.

Le difficoltà /le criticità e le soluzioni trovate

Le difficoltà maggiori che ho incontrato riguardano soprattutto gli amici e la famiglia.

Gli americani hanno un concetto di amicizia diverso da come lo vediamo noi. Ad esempio mi ricordo che i primi giorni di scuola molti ragazzi venivano da me a parlarmi, si presentavano, ci scambiavamo il nostro snapchat (non usano whatsapp bensì snapchat), e poi capitava che i giorni seguenti non mi salutavano neanche, come se non ci fossimo mai incontrati. Altri invece ti stavano vicino per alcune settimane/giorni, si mostravano molto disponibili ad aiutarmi dato che ero straniera, parlavamo molto, mi chiedevano molte domande sulla mia vita in Italia, sul mio Paese ecc… e poi sparivano di colpo, come se non ci fossimo mai conosciuti. Altri ragazzi invece fanno tanto gli amici nel momento in cui bisogna postare foto/video sul web, poi però quando arriva il momento di parlare, di aiutarsi, non ci sono più.

Definisco gli americani molto falsi e non sono l’unica a dirlo, molti miei amici, italiani e non, pensano le stesse identiche cose al riguardo.  Le difficoltà nell’integrazione, soprattutto all’inizio rende difficile l’inserimento nella scuola, e rappresentano il problema principale degli studenti all’estero.

Dove sono io inoltre non è per niente come me lo ero immaginato, come si vede sempre nei film, i famosi “party americani” in casa con tanta gente e alcool. Non ci sono bar, non ci sono discoteche, non ci sono locali se non i centri commerciai e i supermercati. Quindi quando si esce , si sta soprattutto a casa di amici, andiamo a mangiare fuori (fast food, non ristoranti/pizzerie) o al cinema. Ovviamente ci divertiamo comunque, anche senza andare a ballare o a bere.

Inoltre il rapporto che ho con la famiglia è più freddo, più distaccato, ad esempio quando andiamo a trovare la nonna a casa, e c’è tutta la famiglia, mi sento quasi male all’idea di dover passare un intero weekend con loro, perché appunto non mi piacciono molto.  In queste occasioni, come il giorno di Pasqua (dove tra l’altro non abbiamo fatto niente), mi sono sentita molto triste e pensando a cosa facevano dall’altra parte del mondo i miei amici, la mia famiglia.

Per fortuna però a tenermi compagnia e a sollevarmi il morale c’è Gabriela, la mia sorella brasiliana, con cui vado d’accordissimo. Un’altra difficoltà incontrata, e forse quella maggiore, riguarda la pulizia. Ho notato ciò in tutte le case americane, ma soprattutto nella mia. La mia mamma ospitante non pulisce mai la casa, non l’ho mai vista pulire il bagno, ha passato l’aspirapolvere solamente due volte in sei mesi, non ha mai passato lo straccio per terra e  così via. Siamo io e Gabriela che puliamo la casa, la mettiamo in ordine ecc… per me , ma più in generale a noi italiani che siamo abituati alla pulizia della casa e dell’ambiente in cui viviamo (e non solo), questo è stato un vero shock. Un’altra cosa è stata il cibo. Hanno uno stile alimentare completamente diverso dal nostro. È molto meno salutare, mangiano molto cibo spazzatura e bevono molte bevande gasate e zuccherate  e poca acqua, frutta e verdura. Addirittura nei supermercati  gli alimenti sani, freschi costano molto di più.  Non hanno l’abitudine di fare il pranzo, e se lo fanno mangiano una cosa al volo, veloce e semplice.  Solitamente non mangiano tutti riuniti seduti al tavolo come facciamo noi, bensì ognuno dove vuole, solitamente si prende il piatto e si mangia sul divano.

Punto di forza di questa esperienza

– Assolutamente migliorare la conoscenza della lingua. Sono sempre stata brava di inglese, ma quest’esperienza è senz’altro servita a migliorare la mia pronuncia, ad ampliare la mia conoscenza di verbi, vocaboli e modi di dire, tutte cose che sui banchi di scuola o sui libri non vengono insegnati.

– Diventare più autonomi, indipendenti. Ovviamente il fatto di vivere lontano da casa, lontano dai tuoi genitori, in un Paese, in una casa che non sono i tuoi, ti aiuta ad acquisire quell’indipendenza che stando sempre con la mamma accanto, non si può ottenere. Ogni volta che avevo bisogno, non c’era appunto mia mamma ad aiutarmi, quindi mi sono dovuta aggiustare da sola e fare a modo mio. C’è da aggiungere anche il fatto del fuso orario. Infatti la differenza è di ben 10 ore, 10 ore indietro rispetto all’Italia quindi molte volte, anche per una semplice informazione, devo aspettare un sacco di tempo prima che la mia famiglia/amici mi rispondano dall’Italia.

-Viaggiare. Avendo trascorso questo periodo all’estero ho avuto la possibilità di viaggiare molto, di vedere posti nuovi, uno più affascinante e interessante dell’altro che se non avessi fatto questa esperienza non avrei mai visto.

-Aprirsi a nuove culture. Avendo vissuto sei mesi negli Stati Uniti ho potuto immergermi nella cultura americana, e, sebbene siano anche loro un popolo occidentale e simile all’Europa, in certi aspetti si differenziano molto da noi europei, o per lo meno, da noi italiani. Inoltre ho  amici provenienti dal Brasile, Spagna e Tailandia con cui ho legato molto e infatti sono i miei migliori amici. Grazie a loro ho imparato tantissime cose sul Brasile e la Tailandia che prima non conoscevo.

-Conoscere se stessi: Sicuramente uno dei vantaggi più importanti è guadagnare consapevolezza di sé stessi. Vivere lontano dalla mia famiglia e da casa mi ha fatto comprendere meglio i miei punti di forza e di debolezza, cosa mi piace fare e come rapportarmi con gli altri.

Quest’esperienza inoltre mi ha fatto capire quanto io ami il mio Paese e sia fiera di essere italiana. Prima di partire non ci pensavo, o forse lo davo per scontato, ma stando lontano dal mio Paese, ho davvero realizzato quanto sia fortunata a vivere nel Paese in cui vivo, che non ha nulla da invidiare agli altri. Con questo ovviamente non penso che sia un Paese perfetto perché niente e nessuno lo è, ma semplicemente, ho incominciato ad apprezzarlo di più, a vedere le cose in modo diverso.

Ciò non toglie ovviamente il fatto che gli USA mi affascinino molto e che se ne avrò la possibilità, ci tornerò senza dubbio.

Grazie a questa magnifica esperienza ho avuto la possibilità di conoscere persone da tutto il mondo, con cui sono ancora in contatto e che non dimenticherò mai, perché è grazie a loro che io sto vivendo l’esperienza più bella della mia vita che secondo me ogni ragazzo adolescente dovrebbe intraprendere.

Tutto ciò che ho fatto, visto, vissuto, me lo porterò per sempre nel cuore e fanno parte di quei ricordi che non si scorderanno mai.

Punto di debolezza di questa esperienza

L’unica cosa che mi viene da dire al riguardo è che ci vuole tanto spirito di adattamento, pazienza, forza  e positività . Alcune  volte mi sono trovata in situazioni nelle quali l’unica cosa che in quel momento desideravo era tornare a casa, alla mia vita di sempre, tornare dalla mia famiglia. Poi però mi facevo forza, mi mettevo in gioco e andavo avanti. Pensavo a tutto ciò che i miei genitori avevano fatto per farmi partire, di quanto ero entusiasta nell’intraprendere questa esperienza ma soprattutto a tutto ciò che mi sarei portata dentro al suo termine, e così mi rialzavo e superavo tutti i problemi.

Ovviamente l’anno all’estero non è una cosa per tutti, non è facile stare 6/10 mesi all’estero lontano da casa, amici e famiglia. Ad esempio, ho chiesto a molti amici se lo farebbero mai e 9 su 10 hanno risposto no.

Sì è vero, non è facile, non è tutto rose e fiori come sembra, non è una vacanza, non ti è tutto servito, ci saranno i problemi, i momenti brutti e tristi, ma ce la si fa a superare tutto ciò e al termine della tua esperienza, penserai anche tu che non potevi fare una scelta migliore e che è stata una esperienza che merita di essere vissuta almeno una volta nella vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIARIO DI BORDO – pagina 3 – un mese prima del rientro

NOME, COGNOME   Sofia Spinoglio
LUOGO e DATA Harrisburg, Oregon, USA, 15 Maggio 2018

 

Ti chiediamo di riflettere su questi aspetti/parole chiave: sensazioni, emozioni, stereotipi, pregiudizi, differenze, superamenti delle difficoltà/conflitti e soluzioni, rapporti con coetanei e con adulti, diversità culturale
Cosa ti ha colpito di più di questa esperienza

Ciò che mi ha colpito di più è stato vedere e provare in prima persona come in così poco tempo si possano creare delle amicizie così forti. Infatti già dalle prime settimane mi sono legata molto ad alcune ragazze, che poi sono diventate le mie migliori amiche. È un rapporto molto speciale che porterò sempre con me, non potrò mai dimenticare tutti gli splendidi momenti passati insieme. Mi sono legata a loro tantissimo e si è creato un rapporto che nemmeno con le mie amiche italiane ho. È soprattutto grazie a loro che ho vissuto l’esperienza più bella della mia vita.

Un altro fattore è stato quello della lingua. Infatti prima di partire pensavo che non ce l’avrei fatta a parlare sempre in inglese, tutto il giorno tutto il tempo, a volte ancora adesso mi sembra un sogno. Addirittura dopo qualche settimana ho incominciato a pensare in inglese, e questo per uno studente che sta intraprendendo un’esperienza di questo genere è molto importante.

In che cosa ti senti cambiato

Mi sento più matura e indipendente, dò molta meno importanza a ciò che la gente pensa o fa. Ho acquisito  più sicurezza in me stessa.

Ho una mente più aperta, un modo diverso di vedere le cose, ho un maggior spirito di adattamento e tanta tanta voglia di viaggiare, di continuare a scoprire il mondo, di conoscere altre culture e popoli.

Le tue aspettative e la realtà dell’esperienza

Le mie aspettative prima della partenza erano legate a ciò che vedevo nei classici film americani ovvero:

-andare alle feste a casa di amici con tanta gente e tanto alcool

-essendo un exchange student, essere un po’ al centro dell’attenzione, avere tanti amici, gente che ti saluta e ti viene a parlare sempre

-capitare in una famiglia che mi facesse viaggiare molto in giro per gli USA

-fare molte attività, uscite di famiglia

-capitare in una grande famiglia, la classica con madre, padre e figli

-capitare in una famiglia che avesse la classica casa americana con il pick up

– immaginavo la scuola esattamente come nei film

-pensavo che gli americani fossero tutti pigri, prendendo la macchina per fare qualsiasi cosa

– pensavo che mangiassero sempre e solo cibo spazzatura  nei fast food

-ero convinta che fossero puliti

-volevo migliorare il mio inglese e imparare l’inglese americano.

La realtà è stata per molti aspetti diversa dalle mie aspettative, ad esempio non è vero che i ragazzi adolescenti vanno alle classiche feste da film, bensì è una cosa che fanno più gli universitari, coloro che vanno al college; nonostante fossi una straniera, non ero per niente al centro dell’attenzione, non mi trattavano in modo diverso, speciale per quello, anzi, c’erano molti studenti che addirittura non sapevano nemmeno che nella scuola ci fossero studenti stranieri, e se lo sapevano, non gliene importava. Sfortunatamente non sono capitata nella classica famiglia americana ricca, con la tipica villa e il pick up e che mi facesse viaggiare molto. Infine, la cosa che mi ha scioccato di più è stato il fatto della pulizia, infatti tutte le case degli americani che ho visto non sono per niente pulite e ordinate.

Al contrario invece la scuola, il cibo e il miglioramento del mio inglese hanno rispettato le mie aspettative.

 

Posted in News 2018.